Young couple resting after running in the park

17 - Mar

Running: l’importanza della fase di recupero – a cura di Katia Figini

La fase di recupero nel running è un argomento che mi sta particolarmente a cuore vista la centralità che questo momento ha nell’economia complessiva dell’allenamento.

Nella mia esperienza di coach sportivo e preparatore atletico mi capita spesso di mettere a riposo forzato i runner che alleno: il miglioramento è assicurato e senza alcun “senso di colpa” provato dall’atleta visto che l’input a dedicarsi al riposo è dato direttamente dal coach. La mente può essere una grande alleata ma anche una grande nemica. Il bello della corsa è anche questo: aiuta a tirare fuori le nostre emozioni.

Erroneamente l’atleta è portato a pensare che più lunghi saranno i tempi di allenamento migliore sarà la performance. La costanza è certo importante, ma non dimentichiamo quanto recuperare sia fondamentale per permettere al nostro corpo (e alla nostra mente) di ricaricare le energie necessarie per andare avanti nella preparazione atletica.

I tempi di recupero

I tempi di recupero non sono gli stessi per tutti ma dipendono da variabili che possono essere anche molto diverse tra un soggetto e un altro. Conoscere la “storia” dell’atleta è quindi fondamentale per poter stabilire quale soluzione è la più adeguata. Le differenze più evidenti nelle fasi di recupero sorgono, come è lecito immaginare, tra runner che si trovano a livelli di preparazione differenti. Parlo quindi di professionisti e di corridori amatoriali.

E’ bene anche distribuire i carichi in modo da alternare allenamenti di maggiore intensità ad allenamenti più blandi. Ricordiamoci che il riposo fa parte dell’allenamento e, come tale, va inserito nella programmazione settimanale, mensile e globale. In linea generale, quindi sia nei microcicli sia nei mesocicli che nei macrocicli di allenamento.

Un runner di livello medio-alto può dedicarsi ad un riposo attivo o assoluto. Con il termine risposo attivo ci riferiamo ad alcune sessioni di corsa blanda da alternare ad un allenamento volto principalmente al miglioramento della performance. Questi momenti sono utilissimi per l’atleta che deve sfruttarli per ossigenare i muscoli ed espellere le scorie prodotte nella fase più intensa dell’allenamento. Il riposo assoluto è tuttavia consigliato anche a questa categoria di runner, proprio perché è solo con lo “stop” totale che sarà possibile mettere in campo nuove energie per migliorare.

Nel caso di running amatoriale, invece, è consigliabile alternare un giorno di allenamento ad un giorno dedicato al riposo completo. Questo perché l’obiettivo di base è differente.

Il ruolo del riposo nella prevenzione degli infortuni 

L’importanza della fase di recupero va letta anche sotto un altro piano. Il riposo è infatti alla base della prevenzione agli infortuni cui ogni runner è soggetto e che, in buona percentuale, avvengono a causa di un sovraccarico, di uno sforzo eccessivo rispetto alle possibilità individuali. È il caso di atleti che portano avanti, incuranti delle conseguenze, volumi di allenamento esagerati o allenamenti intensivi in condizioni non ottimali.

Imparare a conoscere il proprio corpo con relativi limiti e potenzialità, aiuta enormemente in tal senso. È il nostro corpo che ci guida attraverso l’attività sportiva e che, puntuale, ci chiede di fermarci quando è il momento, permettendoci, se ascoltato, di raggiungere ogni nostro traguardo.

http://www.naturalrunning.it/

 

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